Mattarella, Putin e la memoria tradita: chi ha davvero offeso i russi?

Daria Kryukova
18/02/2025
Frontiere

Di recente si sono diffuse affermazioni secondo cui il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, avrebbe “offeso i russi”. Ma, in qualità di cittadina russa e oppositrice della guerra in Ucraina, ritengo che non sia stato affatto lui a offenderci. La vera offesa ci è stata inflitta dal Presidente (illegittimo) della Russia, Vladimir Putin, il quale, nascondendosi in modo vile dietro la memoria della Grande Guerra Patriottica, conduce un’aggressione criminale contro coloro con cui un tempo i nostri nonni combatterono fianco a fianco contro i nazisti. Questo colpo alla nostra memoria storica, a quella che per noi è la festa più sacra — il 9 maggio — fa più male di qualsiasi dichiarazione di un politico straniero. Il Presidente Mattarella, al contrario, ha formulato un paragone del tutto valido tra la Russia di Putin e il Terzo Reich.

La Comunità dei Russi Liberi ha già pubblicato una dichiarazione a sostegno del Presidente italiano, e ci dispiace profondamente che egli sia oggetto di attacchi rozzi e offensivi da parte del Ministero degli Esteri russo, da sempre celebre per la sua arroganza estrema. Nel suo ultimo discorso, la portavoce Zakharova è passata a minacce dirette, affermando che le parole del Presidente italiano non rimarranno “senza conseguenze”: tutto ciò nelle “migliori” tradizioni della loro retorica eternamente mafiosa.

La memoria bruciata: come la guerra in Ucraina ha offeso gli stessi russi

Per molte generazioni di russi, il Giorno della Vittoria non è stato soltanto una data commemorativa, ma un vero e proprio sacrario. Fin dall’infanzia, siamo stati abituati a considerare il 9 maggio come il simbolo del coraggio e dell’unità dei popoli che riuscirono a trionfare nella guerra più terribile del XX secolo. “Popolo liberatore”: così ci insegnavano a scuola. In realtà, come si è scoperto in seguito, nell’URSS il Giorno della Vittoria non veniva celebrato in modo particolarmente solenne, perché per coloro che avevano vissuto in prima persona gli orrori del conflitto non si trattava di una festa, bensì di un giorno di silenzio, memoria e lutto per i compagni caduti e per le sofferenze patite. Solo in seguito questa ricorrenza fu trasformata dapprima in una celebrazione in pompa magna con parate e, infine, completamente militarizzata. Fu così che il doloroso “mai più” si trasformò in “possiamo ripetere”, e la giornata del ricordo in un’ostentazione di forza e di mezzi militari.

Oggi questa memoria, la memoria dell’eroismo di milioni di cittadini sovietici, sembra come svilita e profanata. È così che io la percepisco. E la cosa più amara è che a offenderci non è stato un qualche politico straniero, bensì il nostro stesso (illegittimo) Presidente: Vladimir Putin. È lui ad aver sfruttato la grande Vittoria nella Seconda guerra mondiale per giustificare la sua nuova guerra, ricorrendo a una propaganda in stile “ripetiamo l’impresa dei nostri nonni”. La retorica ufficiale inculca nelle persone l’idea che: “Se i nostri avi hanno sconfitto il nazismo, allora anche noi dobbiamo sconfiggere certi ‘nazisti ucraini’”. Ed è con questa giustificazione che la guerra è stata presentata alla popolazione russa. Nel frattempo, si finge di dimenticare che furono proprio gli ucraini (insieme a bielorussi, kazaki, georgiani e a tutti gli altri popoli dell’ex URSS) a combattere fianco a fianco contro il vero Terzo Reich. E quando, sul sito dedicato all’anniversario della Vittoria, non si nomina affatto l’Ucraina, come se non fosse mai esistita, è evidente chi stia davvero riscrivendo la storia e perché.

Da “Mai più” a “Possiamo ripetere”

Un tempo il significato principale del 9 maggio era quello di ricordare le terribili lezioni della guerra e impedire che una simile tragedia potesse ripetersi. Tuttavia, nella Russia odierna, tutto questo è stato sostituito dall’enfatico “Possiamo ripetere!”. A poco a poco, nella coscienza collettiva, il Giorno della Vittoria è diventato sempre più simile a una parata militare, con l’esibizione di carri armati, slogan roboanti e retorica patriottica, secondo cui la Russia sarebbe “la nazione che ha sconfitto il fascismo”. Ci hanno ripetuto che, poiché i nostri nonni hanno sconfitto i nazisti, quel male non potrà mai tornare a minacciarci.

Questo ha generato un pericoloso stato di compiacimento: sembrava che avessimo perso la capacità di cogliere in che modo il nostro paese stesse iniziando a giustificare la violenza e il militarismo. Man mano che i veterani che avevano visto la guerra con i propri occhi venivano a mancare, non c’era più nessuno capace di spiegare alle nuove generazioni che cosa sia davvero il fascismo, come nasce e a quali conseguenze tragiche possa portare. E che nulla al mondo è più tremendo della guerra. Esiste una celebre canzone, “Vogliono i russi la guerra?”, i cui versi recitano:

Vogliono i russi la guerra?
Chiedetelo al silenzio
Sull’immensità dei campi e delle pianure,
Ai pioppi e alle betulle.
Chiedetelo a quei soldati
Che riposano sotto le betulle,
E lasciate che siano i loro figli a dire
Se i russi vogliono la guerra.

Eppure, si è scoperto che i russi, nella persona di Putin, la guerra la vogliono eccome. Il mito dei “vincitori invincibili” ha preso la forma di un paese che agisce con metodi inquietantemente simili a quelli del Terzo Reich.

Chi ha davvero offeso i russi

Diventa evidente, a questo punto, che nessun leader straniero — né il Presidente dell’Italia Sergio Mattarella, né chiunque altro — può offenderci come ha fatto Putin. La distorsione della storia da parte di Putin, il tentativo di “cancellare” gli ucraini dalla cronaca della Grande Guerra Patriottica, di spacciare l’idea che “se i nostri nonni combattevano contro i nazisti, allora anche adesso abbiamo una giusta causa”, è offensivo per milioni di russi. Per chi sa distinguere il vero eroismo da un’aggressione distruttiva, e la memoria dei propri nonni dalla retorica di propaganda.

Da russa e discendente di un soldato caduto nella Grande Guerra Patriottica, provo una profonda sofferenza e vergogna per quanto la Russia sta facendo in Ucraina. Mi fa male vedere che la festa della Vittoria, che per tutta la vita ho considerato sacra, venga usata come copertura per commettere crimini contro quel popolo che un tempo aiutammo a liberare dal vero nazismo. Mi fa male che, con la scusa della “denazificazione” dell’Ucraina, lì vengano uccisi i miei amici e colleghi, mentre si infanga la memoria di coloro che veramente hanno sconfitto il nazismo.

Ecco perché, quando si sente dire che “Mattarella ha offeso i russi”, dentro di me protesto: no, non è stato lui a offenderci. È stato Putin, che calpesta la memoria del suo stesso popolo, la memoria della Grande Guerra, il sacrificio colossale di milioni di cittadini sovietici. È lui ad aver condannato il nostro paese a un nuovo conflitto, in cui riecheggia la stessa retorica fascista. È sempre lui che ci costringe a non poter più celebrare quella che un tempo era la nostra festa più sacra: il Giorno della Vittoria sul nazismo. Ed è per questo che oggi, in Russia, tante persone non provano più orgoglio, bensì un doloroso senso di festa rubata e di memoria violata.

“Z” come nuova svastica

Particolarmente sinistro è il fatto che nella Russia di oggi sia sorto un simbolo di guerra del tutto nuovo: la lettera “Z”. E solo un cieco non scorgerebbe in essa una sorta di mezza svastica, simbolo dei nazisti. Vediamo questi “Z-patrioti” che allineano persino i bambini in forma di “Z” nelle scuole e nelle piazze, quasi a voler imitare consapevolmente i raduni di massa della Germania hitleriana. Il culto del leader, le lettere “Z” sparse ovunque su automobili e manifesti… Per chi conosce la storia, il parallelismo con la propaganda nazista è sconvolgente. Persino le giustificazioni usate dal Cremlino per invadere l’Ucraina ricordano quelle di Hitler: “siamo oppressi”, “dobbiamo proteggere la nostra gente”. Anche i tedeschi di allora dicevano lo stesso riguardo ai Sudeti.

Non si tratta di semplici congetture. Dopo il 24 febbraio 2022, le vendite di libri sul Terzo Reich in Russia sono aumentate bruscamente. Molti russi, almeno quelli che leggono e riflettono, hanno iniziato con orrore a notare: “Davvero stiamo ripetendo tutto ciò contro cui i nostri nonni hanno combattuto?”. È difficile non rabbrividire di fronte all’analogia storica dell’attacco all’Ucraina iniziato nelle prime ore del mattino, come a richiamare i versi di una vecchia canzone che racconta l’inizio della Grande Guerra Patriottica (com’è definita la Seconda guerra mondiale in Russia):

Ventidue giugno,
Esattamente alle quattro del mattino,
Bombardavano Kiev, ci venne annunciato
Che la guerra era iniziata.

Sembra che qualcuno abbia voluto rimarcare come stiamo “percorrendo le orme” di coloro che abbiamo sempre definito nemici dell’intera umanità.

Un colpo personale alla memoria

Per me è doppiamente doloroso. Mio bisnonno morì durante la Grande Guerra Patriottica, difendendo la nostra terra fianco a fianco con persone di varie nazionalità — inclusi ucraini. Combatteva contro i veri nazisti, fautori di un’ideologia di superiorità razziale, portatori di morte e distruzione. Ed è spaventoso pensare a come “si rigirerebbe nella tomba” vedendo che oggi la Russia bombarda Kiev, Charkiv, Mariupol — città con cui un tempo condividevamo la stessa vittoria. Quel sacrificio di milioni di persone è ora cinicamente usato per giustificare bombe e missili sui civili.

Nei primi mesi di guerra era popolare un meme con Jurij Gagarin che domandava:

«E allora, discendenti, come va? Siete già arrivati su Marte? — Come dite? Siete in guerra con l’Ucraina?.. E… contro chi???».

Quelle parole descrivono in maniera agghiacciante ciò che proviamo: incredulità e amarezza, vergogna e impotenza. Sembrava impossibile che i discendenti della nazione che aveva sconfitto il fascismo potessero diventare loro stessi fascisti. Eppure, la realtà testimonia il contrario.

Chi ha davvero offeso i russi

Diventa evidente, a questo punto, che nessun leader straniero — né il Presidente dell’Italia Sergio Mattarella, né chiunque altro — può offenderci come ha fatto Putin. La distorsione della storia da parte di Putin, il tentativo di “cancellare” gli ucraini dalla cronaca della Grande Guerra Patriottica, di spacciare l’idea che “se i nostri nonni combattevano contro i nazisti, allora anche adesso abbiamo una giusta causa”, è offensivo per milioni di russi. Per chi sa distinguere il vero eroismo da un’aggressione distruttiva, e la memoria dei propri nonni dalla retorica di propaganda.

Da russa e discendente di un soldato caduto nella Grande Guerra Patriottica, provo una profonda sofferenza e vergogna per quanto la Russia sta facendo in Ucraina. Mi fa male vedere che la festa della Vittoria, che per tutta la vita ho considerato sacra, venga usata come copertura per commettere crimini contro un popolo che un tempo aiutammo a liberare dal vero nazismo. Mi fa male che, con la scusa della “denazificazione” dell’Ucraina, lì vengano uccisi i miei amici e colleghi, mentre si infanga la memoria di coloro che hanno realmente sconfitto il nazismo.

Ecco perché, quando si sente dire che “Mattarella ha offeso i russi”, dentro di me protesto: no, non è stato lui a offenderci. È stato Putin, che calpesta la memoria del suo stesso popolo, la memoria della Grande Guerra, il sacrificio colossale di milioni di cittadini sovietici. È lui ad aver condannato il nostro paese a un nuovo conflitto, in cui riecheggia la stessa retorica fascista. È sempre lui che ci costringe a non poter più celebrare quella che un tempo era la nostra festa più sacra: il Giorno della Vittoria sul nazismo. Ed è per questo che oggi, in Russia, tante persone non provano più orgoglio, bensì un doloroso senso di festa rubata e di memoria violata.