“È in corso una guerra ibrida”: il drone russo in Italia e le parole di Crosetto

lago maggiore
Piercamillo Falasca
02/04/2025
Frontiere

Un drone sospetto, forse russo, ha sorvolato per cinque volte in pochi giorni il Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione europea, situato a Ispra, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore. Un episodio inquietante, che ha portato la procura distrettuale antiterrorismo di Milano ad aprire un’inchiesta per tentato spionaggio politico o militare, con l’aggravante della finalità di terrorismo. A indagare sono i carabinieri del Ros, incaricati dal procuratore Marcello Viola, dall’aggiunto Eugenio Fusco e dal sostituto Alessandro Gobbis.

Secondo quanto trapelato da fonti inquirenti, gli strumenti di rilevamento del JRC avrebbero intercettato una frequenza radio “associabile a una fonte russa”, confermando i sospetti su un’attività di ricognizione aerea potenzialmente ostile. Le cinque incursioni sarebbero avvenute in un arco ristretto di cinque-sei giorni, segnalate dai ricercatori stessi alle forze dell’ordine. I carabinieri del nucleo investigativo di Varese, informati dai responsabili del centro, hanno girato la segnalazione alla procura milanese solo lo scorso venerdì, facendo scattare l’indagine. Tra le ipotesi investigative, non si esclude che il drone possa essere stato manovrato da uno o più soggetti italiani con simpatie filorusse.

Il ruolo strategico del JRC e i rischi per la sicurezza

Il JRC di Ispra è uno dei più importanti centri di ricerca dell’Unione Europea, attivo in settori strategici come l’energia, l’ambiente, la sicurezza nucleare, i trasporti e la salute. La sua vicinanza ad alcuni stabilimenti dell’azienda pubblica Leonardo, colosso della difesa italiana, rende il sospetto ancora più allarmante. Secondo le prime ipotesi, il drone sarebbe stato equipaggiato con telecamere ad alta definizione capaci di operare anche in condizioni notturne, e avrebbe avuto come obiettivo l’acquisizione di immagini dettagliate di impianti sensibili.

A dare un primo commento ufficiale è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che non ha usato mezzi termini: «Vedo che molti si stupiscono per una notizia che riguarda un conclamato tentativo di spionaggio industriale. In questo caso, ai danni di eccellenze italiane». Crosetto ha espresso soddisfazione per la tempestività della procura, ma ha colto l’occasione per richiamare l’attenzione su quella che definisce una guerra ibrida in corso da anni, e che minaccia la sicurezza nazionale e collettiva con strumenti sofisticati e spesso invisibili.

«È una guerra pericolosa quanto sotterranea, fatta di attacchi cyber mirati, reclutamento di attivisti, campagne di disinformazione, furti di tecnologie e brevetti», ha detto Crosetto. «Quando parlo della necessità di difendere il nostro Paese e le alleanze a cui apparteniamo, non mi riferisco solo al “riarmo” tradizionale. La difesa deve estendersi anche a questi fronti meno evidenti, ma altrettanto cruciali».

Le indagini e le implicazioni geopolitiche

Il caso di Ispra non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto globale di crescente tensione tra l’Occidente e attori ostili, statuali e non. In particolare, il ruolo della Russia nelle attività di spionaggio e disinformazione è da anni sotto la lente dei servizi di intelligence europei. Il sospetto che dietro le incursioni ci siano operazioni coordinate – o comunque ispirate – da potenze straniere, eventualmente con la collaborazione di soggetti interni, riporta l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: la sicurezza delle infrastrutture scientifiche, industriali e tecnologiche europee.

L’inchiesta, ora nelle mani della magistratura milanese e del Ros dei carabinieri, dovrà chiarire la natura esatta delle operazioni, l’origine del drone e soprattutto le finalità dei sorvoli. Ma il messaggio è già forte e chiaro: anche nei luoghi della scienza e della cooperazione internazionale, la guerra ibrida bussa alle porte. E l’Europa, se vuole davvero essere sovrana, deve imparare a difendersi anche da ciò che non si vede.