Per un’Europa sovrana e libera: perché aderiamo all’appello di Michele Serra

Piercamillo Falasca e Filippo Rossi
28/02/2025
Orizzonti

Il tempo della distrazione è finito. L’Europa attraversa una fase cruciale della sua storia, stretta fra tensioni internazionali, minacce autocratiche e le proprie debolezze strutturali. Rischiamo di vedere svanire il sogno europeo, con l’erosione dei suoi valori fondanti e il riaffermarsi di una logica di potenza che calpesta diritti, democrazia e libertà. Il futuro non è scritto: per questo siamo chiamati a difendere l’Europa e il nostro modo di vivere.

L’appello di Michele Serra per una grande manifestazione europeista non è solo un grido d’allarme, ma un’occasione concreta. Sfilare in piazza sotto un’unica bandiera, quella dell’Unione Europea, significa rivendicare un’identità comune che nessuna crisi o divisione può cancellare. E’ un richiamo alla responsabilità condivisa. L’Europa non può più accontentarsi di essere solo un’idea, un mercato o un fragile compromesso fra interessi nazionali; deve acquisire una dimensione politica capace di agire con autorevolezza sulla scena mondiale.

Sovranità europea: una necessità, non un’utopia

Mario Draghi ha ricordato che, senza una sovranità effettiva, l’Europa è destinata all’irrilevanza. Oggi, l’Unione è un nano politico e rischia di non essere nemmeno più un gigante economico, inadeguato a tutelare i propri interessi in un contesto globale dove purtroppo sembra prevalere la legge del più forte, lento nell’accompagnare e favorire quelle innovazioni tecnologiche, scientifiche e produttive che oggi segnano la differenza tra la crescita e il declino.

Lo vediamo nelle crisi geopolitiche, dove fatichiamo a esprimere una posizione unitaria e incisiva; nella dipendenza tecnologica, militare ed energetica, che ci rende vulnerabili alle pressioni esterne; nelle difficoltà di gestire migrazioni e cambiamenti climatici, o di garantire la sicurezza comune; nella competizione industriale globale. L’Europa deve emanciparsi e dotarsi di una voce unica, senza più dipendere da potenze esterne, e di una visione di futuro. Costruire una difesa comune e una politica estera coesa non è un pericolo per gli Stati nazionali, ma l’unico modo per proteggerli. Ci sentiamo forse protetti, oggi, da eserciti nazionali tenuti sotto scacco dall’aggressività di Putin ma anche dalle minacce malevole di Trump e Vance? Se non si fa l’Europa, non si muore, ma si vive da servi. Ed è forse peggio.

Il valore della piazza: un segnale che non può essere ignorato

C’è chi si chiede se, nell’era degli algoritmi e delle decisioni prese a porte chiuse, una manifestazione di piazza possa ancora incidere. La risposta è sì. Scendere in strada è un atto di visibilità e di appartenenza, la prova che l’Europa non è soltanto una costruzione burocratica, ma una comunità di cittadini determinati a scrivere il proprio futuro, mettendoci la faccia e facendo nuovamente politico con il corpo.

Per questo aderiamo con convinzione all’appello di Michele Serra. Invitiamo tutti a riempire le piazze con il blu della bandiera europea e il giallo delle sue stelle, affinché chi governa capisca che “l’Europa” non sta a Bruxelles, ma nelle case, nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, negli ospedali. Non possiamo restare immobili di fronte alla disgregazione del nostro continente. È il momento di agire, per noi stessi, per i nostri figli e per le generazioni future.

Noi ci saremo. Perché l’Europa continuerà a esistere finché ci sarà qualcuno disposto a difenderla.